Storia
1978: L’A.D.I.C., Associazione Donne Insegnanti Calabresi, si è costituita legalmente il 16 marzo 1978 per atto costitutivo del notaio Del Noce, registrato presso il tribunale di Palmi atti civili al numero 1235 – vol. 92.
L’iniziativa prese spunto sia dalla dichiarazione dell’O.N.U., che proclamò l’anno 1975 “Anno internazionale della Donna” e il successivo decennio 1975-1985 il “Decennio della Donna”, sia dalla obiettiva constatazione che nessuna iniziativa di promozione ed emancipazione femminile era ancora sorta, né a livello comprensoriale della Piana di Gioia Tauro, né a livello regionale.
Gli scopi istituzionali, indicati nello Statuto Sociale, furono identificati sia per dare una coerente e concreta applicazione ai suddetti antefatti, sia per la più esatta definizione dell’etica cui l’associazione intendeva ispirarsi.
L’articolo 3 dello Statuto Sociale, che sottolinea l’impegno delle associate ad “osservare principi di elevata moralità nell’attività professionale”, anziché un ennesimo richiamo alla obbligatorietà di tale impegno, che sarebbe stato gratuitamente lesivo alla sensibilità professionale delle docenti, deve essere interpretato come un’esortazione del senso di responsabilità civile e dell’impegno sociale che, spontaneamente, per propria autodisciplina, le Donne Insegnanti vogliono mettere nell’impegno delle rispettive mansioni di lavoro, contribuendo, così, alla più concreta definizione di elevati “modelli” sociali indispensabili alla formazione morale delle future generazioni.
Inoltre, quando si parla di “promuovere i diritti della Donna e favorire l’affermazione della Donna in tutti i settori” si è ritenuto che fosse indispensabile sollecitare tutte le donne (anche quelle non associate) a partecipare alle attività proposte dall’ A.D.I.C, per prendere coscienza della propria insostituibile funzione nel ruolo di protagoniste responsabili e attente, realizzando, quindi, una più completa presa di coscienza della problematica femminile, nell’ottica dell’organico sviluppo socio-culturale di tutta la comunità.
Infine, l’espressione statutaria “Elevare il livello professionale della categoria e sensibilizzarla ai problemi umani e sociali promuovendo scambi culturali, incontri-dibattito e tavole rotonde”, è scaturita dall’esigenza che ognuna di noi, in quanto docente responsabile, avvertiva quale condizione necessaria alla propria formazione di educatrice, di un aggiornamento culturale poliedrico che rispondesse alle richieste della società moderna.
L’autonomia economica che accompagna il lavoro, le conoscenze che ne derivano, la solidarietà di gruppo che si crea nel lavoro, costituivano già un legame diverso da quello affettivo e istitutivo rivolto alla famiglia, ma perché divenisse un fattore di emancipazione era necessario arricchirlo con il confronto e l’interscambio di esperienze. Da qui la necessità di uno spazio autogestito e diverso dall’ambiente di lavoro.
L’Associazione è politica ma apartitica.
Lo spirito che ha ispirato questa precisazione statutaria è stata volutamente riferita, sia alla politica in generale sia, in particolare, alla politica femminile: la politica delle pari opportunità, in quanto ritenuta la via maestra da percorrere per il processo di avanzamento delle Donne.
Valorizzare il patrimonio intellettuale femminile, stimolarne le potenzialità culturali attraverso la partecipazione produttiva che lo rendesse protagonista di una fase di crescita nel sociale per la realizzazione delle Donne come “persone”, facendone emergere possibilità e valori, è stata la spinta propulsiva che ci ha unite in associazione.
Incidere sul sociale per sollecitare servizi che potessero affiancare le Donne, elaborare proposte di riforme legislative per le Donne Insegnanti, essere opportunamente informate da esperti del settore salute sulle malattie sociali, sui disturbi del comportamento dei ragazzi difficili, sollecitare interventi sulla prevenzione delle malattie, analizzare con ricercatori linguistici la matrice del dialetto calabrese, analizzare con esperti le cause del degrado morale in una società consumistica e aprire un dibattito continuativo e costruttivo fra il mondo femminile e le autorità costituite per la definizione di nuovi progetti e di nuove strategie di sviluppo e di comune crescita, individuando degli spazi culturali vuoti.
1998: Tutto quanto sopra citato è stato prioritario nella programmazione delle attività sociali nell’arco del primo ventennio.
Franca Balsamo
